Nella parrocchia di San Giorgio Extra a Reggio Calabria è stato ordinato un nuovo diacono transeunte per l’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, Pietro Roscitano. La celebrazione è stata presieduta dall’arcivescovo Fortunato Morrone.

La frequenza del cuore e la preghiera della comunità

Per parlare di vocazione, l’arcivescovo Fortunato Morrone ha scelto un oggetto che probabilmente qualcuno che legge avrà ancora in casa: la vecchia radiolina con la rotella da girare per cercare i canali. «Se ci sintonizziamo sulla frequenza giusta allora anche il tuo cuore comprenderà il tuo vero io, chi sei»: questo è stato uno degli spunti consegnati durante l’omelia della celebrazione in cui ha ordinato diacono Pietro Roscitano, nella parrocchia di San Giorgio Extra a Reggio Calabria. All’inizio della messa svolta stamattina, il parroco, don Michele D’Agostino, ha accolto l’arcivescovo e gli ha assicurato la preghiera della comunità in un momento per lui particolarmente doloroso, con un ricordo per l’anima di mamma Francesca. Ha poi ricordato l’attenzione della parrocchia per le vocazioni, perché negli anni tanti giovani hanno scelto il matrimonio, mentre don Davide Amadeo cinque anni fa e ora Pietro hanno scelto l’Ordine sacro. Il parroco ha ringraziato i formatori del Seminario Pio XI e la famiglia, «primo grembo vocazionale», ed ha anche osservato che lo spirito di servizio agli ultimi che ha trovato a San Giorgio ha segnato il cammino del giovane, impegnato in diverse iniziative pastorali. Alla comunità ha chiesto di pregare perché Pietro viva questo tempo «come occasione di crescita nell’amore e nel dono di sé, e non solamente come un tempo vissuto in attesa di altro».

La vibrazione della chiamata e l’invito a guardarsi dentro

Morrone si è rivolto soprattutto ai ragazzi, ha descritto la chiamata come una «vibrazione» che nasce davanti a una testimonianza o a una parola del Vangelo. Li ha invitati a porsi la domanda dei discepoli, «Maestro dove abiti?», insieme a un’altra più personale: «Qual è il mio posto?». Chi non ascolta il proprio cuore, ha avvertito, finisce nelle mani di altri: «c’è sempre qualcuno che ci cattura. Questa è la nostra società». Da qui scaturisce l’invito: «Entra dentro di te, non aver paura di questa sensazione». L’arcivescovo ha poi richiamato la parabola del padre e dei due figli, vangelo del giorno, tratta dal capitolo 15 del racconto lucano. Ha scelto di soffermarsi sul figlio maggiore, nel quale molti credenti possono riconoscersi perché, ha detto, siamo «un po’ gelosi», ma «la vocazione cristiana è una vocazione a scendere», ha spiegato, e questa discesa riguarda anche l’orgoglio.

Il servizio e l’annuncio del Vangelo

Al nuovo diacono, monsignor Morrone ha ricordato che «la prima carità è annunciare il Vangelo» e lo ha ringraziato per la sincerità del suo sì. «Ringraziamo Pietro perché con il suo sì, si è ordinato a servirci», un servizio che è compito di tutti, chiamati ad amare «come Gesù ha amato».

Davide Imeneo