Piero Sacchetti è il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, con lui abbiamo dialogato sulle prospettive culturali del territorio reggino e calabrese in un contesto globale in cui l’arte rischia di essere “risucchiata” dalla diffusione dell’Intelligenza Artificiale generativa.
Direttore Sacchetti, partiamo dall’identità dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria: quali sono oggi i tratti distintivi dell’ABARC e quale ruolo svolge nel panorama formativo calabrese?
L’ABARC, prima Accademia istituita in Calabria e quarta nel Sud Italia, coniuga la tradizione con i linguaggi contemporanei: arti visive, design, moda, cinema, fumetto e Nuove Tecnologie dell’Arte, con programmazione e IA. Il tratto distintivo è però il modello formativo: coinvolgiamo gli studenti in progetti reali, spesso commissionati da enti e istituzioni, trasformando la didattica in esperienza concreta. Formazione, ricerca, sperimentazione e produzione culturale definiscono oggi il nostro ruolo.
Quando si parla di opportunità di studio in Calabria, spesso si pensa che i giovani debbano necessariamente andare altrove per trovare percorsi di qualità. Che cosa risponde a questa percezione?
Conoscendo bene il mondo delle Accademie italiane, posso dire che la Calabria offre percorsi formativi di qualità. Va superata l’idea che per formarsi bene sia necessario andare altrove. Viaggiare e confrontarsi con altre realtà è fondamentale, ma partire deve essere una scelta, non una necessità. Il nostro compito è creare qui opportunità capaci di dialogare e competere con il panorama nazionale e internazionale.
In che modo l’Accademia prepara i giovani non solo sul piano artistico, ma anche all’ingresso nel mondo del lavoro e delle professioni creative?
Ridurre la distanza tra formazione e professione è fondamentale. Per questo affianchiamo alla didattica esperienze e committenze reali, confrontando gli studenti con tempi, responsabilità e risultati. Formarli al lavoro significa anche renderli consapevoli del valore economico della propria creatività: devono saper attribuire il giusto valore a un’opera, a un progetto o a una prestazione professionale, una consapevolezza che spesso si acquisisce solo con l’esperienza.
Oggi arte, comunicazione, design, audiovisivo, nuove tecnologie e intelligenza artificiale sono sempre più intrecciati. Come sta cambiando la formazione artistica alla luce di queste trasformazioni?
La formazione artistica è sempre cambiata con gli strumenti del proprio tempo: dai cartoni preparatori ai dispositivi ottici, fino alla camera oscura utilizzata anche da Canaletto. Oggi abbiamo software, algoritmi e IA, strumenti nuovi che l’artista deve conoscere e governare criticamente. Con questa visione abbiamo attivato Nuove Tecnologie dell’Arte, dove arte, programmazione e IA dialogano. Cambia lo strumento, ma a fare la differenza restano l’idea e la visione dell’artista.
La Calabria possiede un patrimonio culturale, paesaggistico e identitario molto forte… può diventare risorsa educativa e professionale per gli studenti?
Sì, se il patrimonio non viene considerato soltanto qualcosa da conservare, ma una risorsa da reinterpretare. Storia, paesaggio, archeologia, tradizioni e patrimonio materiale e immateriale possono diventare materia di ricerca e progetto. Arte, design, cinema, fotografia e comunicazione possono costruire nuove narrazioni della Calabria, generando cultura e opportunità professionali. La sfida è trasformare l’identità da eredità ricevuta in risorsa per il futuro.
Quali sono, secondo lei, gli aspetti che gli studenti calabresi devono tenere in considerazione nella scelta del proprio percorso universitario o accademico?
Occorre scegliere consapevolmente, partendo dalle proprie attitudini e valutando qualità del percorso, docenti, esperienze offerte e rapporto con il mondo del lavoro. E bisogna conoscere prima di decidere di andare altrove: partire per scelta è una grande opportunità, partire presumendo che fuori sia necessariamente meglio lo è molto meno. Un buon orientamento deve dare ai giovani gli strumenti per scegliere liberamente dove e come costruire il proprio futuro.
Davide Imeneo




