Camion fermi ai bordi della strada, rivendicazione giusta, ma costosa. La denuncia di Giovinazzo (Fedralog): «Costi ormai fuori controllo». Produttori agricoli e trasportatori da venerdì presidiano le arterie regionali: il fermo dura fino a martedì. Il Ministero delle Infrastrutture li incontra a Roma il 27.
Caro carburante, pazienza al limite
C’è un momento in cui il conto della spesa, del pieno e della manutenzione smette di tornare, e allora si scende ai margini della strada. È quello che la Calabria vive da venerdì: autotrasportatori e agricoltori, con lavoratori e famiglie al fianco, hanno trasformato le arterie della regione in un’assemblea a cielo aperto. Il fermo proclamato da Fedralog Calabria durerà fino a martedì 20 ottobre e si innesta su presìdi che gli agricoltori tenevano già da giorni: una quindicina di punti, dal Pollino allo Stretto, con i mezzi pesanti fermi ai lati della carreggiata. Non veri blocchi, ma una viabilità inevitabilmente strozzata.
La rivendicazione è semplice, e proprio per questo scomoda. «Il costo del gasolio ormai è insostenibile», dice Girolamo Giovinazzo, referente di Fedralog Calabria, ma il carburante è solo l’ultima goccia: un mezzo che tre anni fa costava 90-100 mila euro oggi ne costa 120-130 mila, un fusto d’olio per la manutenzione è passato in due anni da circa 700 a 1.200 euro, e il fuel surcharge, il correttivo con cui i committenti dovrebbero compensare il rincaro, non arriva a tutti. In regione il gasolio ha toccato e talvolta superato i 2,30 euro al litro; la media nazionale del self service, rilevata dal ministero delle Imprese e del Made in Italy il 16 ottobre, è di 2,256. Santo Bagalà, presidente di Astra Trasporti, sposta il discorso sulla rappresentanza: le associazioni nazionali che hanno chiesto un incontro sarebbero rimaste inascoltate, e la protesta serve a «sensibilizzare il governo». Anche perché il rincaro si propaga ben oltre i camion: il biglietto di una gita scolastica, avverte, costerebbe il doppio dell’anno scorso.
Distributori senza carburante e disagi alla circolazione
Il prezzo di una causa giusta, però, si paga in pubblico, e non lo pagano soltanto i destinatari. Lo ha pagato, già giovedì 15 ottobre, chi vive a Reggio e provincia: scorte esaurite in molti distributori, Locride e Area Grecanica in affanno, file chilometriche in città, corse del trasporto pubblico esposte a ritardi e deviazioni. Lo pagano i produttori di kiwi della Piana di Gioia Tauro, ricevuti dal Prefetto e preoccupati per le minacce di blocchi.
Il prefetto Clara Vaccaro ha chiarito che non ci sono problemi di approvvigionamento ma una corsa indiscriminata al pieno, e ha disposto che alcuni distributori garantiscano il rifornimento ai mezzi di soccorso e alle forze dell’ordine.
Il diritto di protestare e la tutela dei servizi essenziali
È il paradosso di ogni protesta di strada: per farsi vedere deve farsi sentire, e farsi sentire vuol dire disturbare. Lo ha riassunto, nel linguaggio dell’ordine pubblico, lo stesso Prefetto: manifestazioni annunciate e autorizzate, nel rispetto delle prescrizioni del Questore, con il diritto di manifestare che convive con quello alla circolazione e con la tutela del transito di merci deperibili, trasporti urgenti e servizi pubblici essenziali. Da ieri, intanto, il sindaco Cannizzaro ha reso gratuiti i trasporti pubblici fino a domenica prossima, una misura che tenta di affrontare una crisi sulla quale, comunque, la civica amministrazione non ha nessuna responsabilità.
Protesta dei trasportatori, il governo convoca il settore il 27 ottobre
La partita si gioca ora su due calendari. Quello del governo: il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha convocato il settore martedì 27 ottobre alle 16, a Porta Pia, con inviti anche a rappresentanti della presidenza del Consiglio e dei ministeri dell’Economia e delle Imprese; a San Floro, nel Catanzarese, c’è chi lo giudica tardivo: «Per noi 10 giorni sono vitali». E quello della piazza: se l’attenzione delle istituzioni non crescerà, dal 21 ottobre è previsto un blocco congiunto più esteso, mentre Unitras ha già evocato un blocco nazionale. Resta da vedere se la strada, che oggi chiede ascolto, lo otterrà prima di logorare la pazienza di chi la attraversa.
Federico Minniti




