Il professor Felice Arena, docente dell’Università Mediterranea e direttore del NOEL di Reggio Calabria, racconta come il moto ondoso può produrre energia elettrica. Si sofferma, poi, sui progetti in corso nello Stretto di Messina e nel porto di Vibo Valentia

La Calabria può diventare un laboratorio della transizione energetica

Trasformare le dighe dei porti in piccole centrali capaci di produrre energia elettrica dal moto delle onde: è la scommessa di cui parla il professor Felice Arena, ordinario di Costruzioni marittime all’Università Mediterranea di Reggio Calabria e direttore del NOEL (Natural Ocean Engineering Laboratory), il laboratorio naturale di ingegneria marittima che sorge a Reggio Calabria, sul lungomare Falcomatà, in località Rada delle Mura Greche. Ideato dal professor Paolo Boccotti, inventore dei cassoni REWEC3, e attivo come laboratorio dell’Ateneo dal 2009, il NOEL, punto di riferimento della ricerca internazionale, ha visto il proprio sistema applicato nel porto di Civitavecchia. In occasione della Giornata dell’Energia abbiamo chiesto ad Arena di fare il punto sulla transizione energetica, sulle opportunità dello Stretto di Messina e sul progetto per il porto di Vibo Valentia, oggetto di una convenzione tra l’Università Mediterranea e l’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio per gli studi preparatori al prolungamento della diga con cassoni REWEC3, passo verso un Green Port.

Professor Arena, a che punto siamo oggi nella transizione energetica?

La transizione energetica è ormai avviata e stanno crescendo gli investimenti nelle fonti rinnovabili. Tuttavia dipendiamo ancora in modo significativo dai combustibili fossili. La sfida è duplice: produrre energia pulita in quantità sufficienti e garantirne la disponibilità quando serve. Per questo, oltre alle fonti rinnovabili, saranno sempre più importanti i sistemi di accumulo, indispensabili per rendere il sistema energetico stabile ed efficiente.

Quanta energia possiamo ricavare dal mare e attraverso quali tecnologie, a partire dal sistema REWEC3 sviluppato dal vostro gruppo di ricerca?

Sole ed eolico rappresentano oggi le principali fonti rinnovabili, ma il mare offre enormi potenzialità. L’energia contenuta nelle onde, a livello mondiale, è dello stesso ordine di grandezza del fabbisogno elettrico globale. Da oltre venticinque anni il nostro gruppo di ricerca, presso il laboratorio NOEL dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, sviluppa il sistema REWEC3, brevettato dal professor Paolo Boccotti. L’idea è trasformare le dighe portuali in strutture capaci di produrre energia elettrica sfruttando il moto ondoso. In questo modo i porti possono diventare infrastrutture energetiche attive e contribuire concretamente alla transizione energetica.

Quali opportunità offre lo Stretto di Messina e come ha potuto nascere proprio lì un laboratorio naturale come il NOEL?

Lo Stretto di Messina possiede caratteristiche meteomarine uniche che hanno consentito la nascita del laboratorio naturale NOEL. Tutto ebbe origine dagli esperimenti realizzati dal professor Paolo Boccotti negli anni Novanta per verificare la teoria del quasi determinismo sulle onde estreme. Da quella intuizione è nato un centro di ricerca che ha attirato studiosi da tutto il mondo e sviluppato numerosi progetti nazionali e internazionali. È una straordinaria opportunità per il territorio, perché dimostra come il mare possa diventare un motore di ricerca, innovazione e sviluppo.

A che punto è il progetto per il porto di Vibo Valentia, che punta a trasformarlo in un Green Port con i cassoni REWEC3?

Il progetto è stato avviato e successivamente rallentato. Le recenti interlocuzioni con l’Autorità di Sistema Portuale fanno però sperare in una ripresa del percorso. L’obiettivo è trasformare il porto in un Green Port, integrando energia dalle onde, sistemi fotovoltaici e accumulo energetico. Se realizzato, potrebbe diventare un modello di riferimento per altri porti del Mediterraneo.

Cosa manca per fare della Calabria un vero laboratorio della transizione energetica, tra risorse, competenze e scelte politiche?

La Calabria possiede sole, vento, mare, università e competenze scientifiche di alto livello. Più che risorse, serve una visione condivisa e una forte volontà politica. Occorre creare una rete tra istituzioni, università e imprese, valorizzando le eccellenze già presenti sul territorio. Le potenzialità ci sono tutte per diventare un laboratorio naturale della sostenibilità e dell’economia del mare.

Le nuove tecnologie energetiche e la Blue Economy possono creare occupazione qualificata per i giovani calabresi?

Assolutamente sì. La Blue Economy comprende energie rinnovabili marine, porti intelligenti, logistica sostenibile, tecnologie digitali e tutela dell’ambiente. Sono settori ad alto contenuto di innovazione che richiedono competenze specialistiche e possono offrire opportunità concrete ai giovani. Investire nel mare significa creare sviluppo, attrarre talenti e trattenere sul territorio professionalità qualificate.

Su quale progetto energetico dovrebbe puntare la Calabria nei prossimi cinque anni?

Da studioso dell’energia dal mare, punterei sulla realizzazione di un Green Port alimentato dall’integrazione tra moto ondoso, energia solare e sistemi di accumulo. La Calabria dispone di numerose infrastrutture portuali che potrebbero diventare piattaforme per la produzione di energia rinnovabile. Sarebbe un progetto innovativo ma concreto, capace di trasformare una risorsa naturale, il mare, in sviluppo sostenibile, occupazione e competitività per il territorio.

Davide Imeneo