Nel pomeriggio odierno, davanti alla Cattedrale di Reggio Calabria, si è svolto il pellegrinaggio mariano rivolto ai bambini e ai ragazzi delle parrocchie dell’arcidiocesi, che ha registrato la partecipazione di oltre mille bambini ed educatori. A margine del momento di preghiera, l’arcivescovo ha rivolto un appello diretto agli adulti e agli educatori, richiamando la necessità di ricostruire una solida alleanza educativa tra la comunità parrocchiale e la scuola, al fine di arginare la dispersione giovanile e indirizzare le energie delle nuove generazioni.

Il cammino mariano nel segno di Francesco

Più di mille bambini e ragazzi delle parrocchie dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova hanno raggiunto oggi pomeriggio la Cattedrale per il pellegrinaggio mariano a loro dedicato, rivolto alla patrona della città, la Madonna della Consolazione. L’appuntamento, fissato alle 15.30 in piazza Duomo e presieduto dall’arcivescovo Fortunato Morrone, ha riunito i gruppi del catechismo dell’iniziazione cristiana e quelli delle associazioni, dall’Azione cattolica agli Scout. Il tema, «Con Francesco per la via, il nostro cuore va a Maria», crea un ponte tra la devozione alla Madonna della Consolazione e l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi. Programma e materiali sono nati dal lavoro comune dell’Ufficio catechistico diocesano e dell’Acr, che si erano incontrati più volte nelle settimane precedenti: l’11 ottobre don Antonio Bacciarelli, vicario episcopale per la pastorale e l’evangelizzazione, li aveva inviati ai sacerdoti con una lettera nella quale chiedeva di informare i responsabili dei gruppi «in modo che i bambini e i ragazzi arrivino preparati all’evento». Il sussidio «…Ai piedi di Maria» suggeriva agli educatori due attività. Nella prima i ragazzi si fermavano davanti all’immagine della Vergine custodita nella propria parrocchia per osservarla e comprenderne il significato, con il quadro della Consolazione conservato in Cattedrale come chiave di lettura. Nella seconda riflettevano sui diversi titoli con cui Maria viene invocata. La quota di partecipazione, 2 euro a persona, è destinata a una missione francescana per i bambini e alle spese organizzative.

L’esempio di semplicità per genitori ed educatori

Dopo il saluto dei bambini all’arcivescovo, un ragazzo ha vestito i panni di san Francesco e davanti al quadro della Madre della Consolazione ha recitato preghiere tratte dalle fonti francescane, a cominciare dal saluto «Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te», e subito dopo si è rivolto ai bambini come un fratello grande. Una delle tappe era dedicata ai poveri, che Francesco indicava come «lo specchio del Signore e della sua Madre povera»; un’altra all’amore fraterno, con l’invito ai più piccoli a perdonarsi e ad aiutarsi a vicenda…ogni tappa si è chiusa con l’Ave Maria e un canto. Dopo la proclamazione del Magnificat (Lc 1,46-55) l’arcivescovo ha preso la parola. «Volti pieni di luce», ha detto ai ragazzi che aveva davanti. Ha ricordato che nel brano di Luca Maria canta la tenerezza e la vicinanza di Dio, e che anche lei ha avuto una mamma e un papà attenti alla sua persona, «Come ciascuno di noi». Il centro della riflessione è stata la semplicità: Francesco, sull’esempio di Gesù e di Maria, ha mantenuto un cuore semplice, «Semplice come voi bambini». Per questo Morrone ha detto ai genitori e a tutti gli adulti presenti che sono loro a dover «imparare da voi a essere semplici», anche dai bambini che a volte sanno essere «rissosi» ed ha poi osservato che san Francesco, a 800 anni dalla morte, «è rimasto un fanciullo, tutto sommato», e che nel Magnificat anche Maria si mostra piccola perché sa guardare a Dio, «che è onnipotente nell’amore». Chi si monta la testa, ha aggiunto, «prima o poi va a sbattere la testa al muro», perché la vita abitua alla semplicità. Sulla povertà l’arcivescovo ha offerto una definizione a misura di bambino: «povero significa essere semplice: sono questo, non sono un altro, sono me stesso». Prima di concludere ha chiesto un applauso per chi si prende cura dei ragazzi: i genitori, poi gli educatori (le ragazze e i ragazzi più grandi che li seguono in parrocchia), infine i parroci. Quegli applausi, ha spiegato, sono diretti al Signore Gesù, perché nei volti di chi accompagna i ragazzi c’è il volto del Signore.

L’appello agli adulti per una nuova alleanza educativa

L’ultima parola è stata per gli adulti: «Noi siamo gli argini di questi ragazzi. Non abbassiamo la guardia, eh? Non abbassiamo l’argine educativo», ha detto l’arcivescovo, che ha aggiunto: «Quello che è successo ultimamente è il frutto di un ascolto distratto, che noi abbiamo avuto finora con i nostri ragazzi, con i nostri giovani». La sua proposta è un’alleanza educativa che trovi nella comunità parrocchiale, insieme alla scuola, il luogo in cui realizzarsi, così Morrone ha preso in prestito l’immagine dei corsi d’acqua del territorio…l’energia dei ragazzi va accompagnata affinché, «come un fiume in piena non straripi, non vada fuori, non si disperda, come succede per le fiumare». L’obiettivo è che ragazze e ragazzi «diano il meglio di loro stessi. Meglio di noi». Così, ha concluso, la storia va avanti «e c’è futuro per tutti».

Le preghiere per i coetanei nelle zone di guerra

La riflessione si è chiusa con un momento di silenzio: l’arcivescovo ha invitato i bambini a chiudere gli occhi per 30 secondi davanti all’immagine della Madonna e a pregare per ciò che portavano nel cuore. Nella preghiera dei fedeli sono stati ricordati, tra gli altri, papa Leone e i bambini che soffrono per la guerra in Ucraina, a Gaza, in Terra Santa e in Iran. Dopo il Padre nostro i ragazzi hanno recitato insieme la preghiera finale alla Madonna della Consolazione, che contiene l’invocazione «Maria, nostra Mamma, cammina con noi!». Il pomeriggio si è concluso con la benedizione e il canto finale.

Davide Imeneo