Coscienza, cittadinanza e fraternità si sono strette in un incontro accanto ai degenti reggini della Dialisi, provati da lungo tempo e oggi a rischio di impietoso maltrattamento a causa delle inefficienze croniche della sanità calabrese e di certe disparità territoriali dei «posti rene».

Le testimonianze dei pazienti e il problema dei trasferimenti

Con la partecipazione anche di parrocchiani di San Paolo, di padre Sergio Sala, di Magda Galati dell’Istituto Lanza e di soci del Sae, ha introdotto l’incontro la presidente del Meic, Anna Marra, collegandolo al valore e alla messa in discussione della dignità umana, riaffermata con forza da Leone XIV nella Magnifica Humanitas, ma già richiamata dalla Costituzione italiana e dall’«universalità» (secondo i relatori oggi minacciata) del Sistema sanitario nazionale.

La professoressa Titti Schipani, degente da anni, ha offerto una testimonianza significativa contro ogni tentazione di rassegnazione. Ha dato voce con delicatezza e coraggio al calvario di prove quotidiane e «notturne» di 19 dializzati, soffermandosi sulla condizione quasi «migratoria» sperimentata in altri periodi e oggi riprospettata con il trasferimento (economicamente gratuito, ma per la salute e il morale molto faticoso) in altri presidi della provincia. Ha manifestato apprezzamento per il senso di famiglia che unisce i dializzati in questa battaglia di giustizia e ha posto la problematica nel contesto della sanità pubblica e privata.

Le criticità della sanità calabrese e la necessità di soluzioni strutturali

La competenza professionale e la «visione» civile del dottore Rubens Curia (Comunità Competente) hanno consentito di inquadrare il caso nell’evoluzione economicista, a discapito del bene comune, presente nella cultura e nella politica sanitaria attuali. Curia ha denunciato, da «cattolico», il rischio della strumentalizzazione delle persone malate nelle tendenze degli interventi pubblici.

Gli aspetti tecnici del bilancio regionale, con la cronica incapacità di «spesa» e la cronistoria delle progettazioni delle strutture, sono stati spiegati dall’ingegnere Franco Costantino alla luce di ipotesi tampone «emergenziali» e non di soluzioni strutturali adeguate, prospettando il ruolo prezioso che potrebbero svolgere le Case e gli Ospedali di Comunità.

Il ruolo della Chiesa e del volontariato sanitario

Presentando il contributo, caritativo e pubblico, della Chiesa locale, Gino Arcudi, dell’Ufficio di Pastorale della salute, si è interrogato sulle responsabilità dei cristiani e su quale sia la sensibilità delle comunità, da impegnare maggiormente a favore della centralità dell’«umanizzazione» e della «cura» nei riguardi dell’«uomo che soffre».

Il volontariato sanitario, con una buona tradizione reggina, soffre per la mancanza di ricambio generazionale, per cui la Pastorale sanitaria si impegna nell’educazione dei giovani studenti alla solidarietà con le tante fragilità.

Le disparità territoriali e le richieste dell’associazionismo

Il dottor Francesco Puntillo, coordinatore regionale di Fintred Calabria (Federazione Italiana Nefropatici Trapiantati in Emodialisi e Donatori), richiamando l’empatia necessaria verso i cittadini dializzati, ha offerto il punto di vista del travaglio dell’associazionismo in questa causa civile, che vede disparità tra i capoluoghi di provincia e, quindi, una disuguaglianza in atto tra i pazienti.

Nel dialogo, i partecipanti, sentendosi profondamente interpellati da una situazione sostanzialmente disumana, hanno manifestato interesse anche verso la «crisi» della donazione e i ritardi nel passaggio dalla progettazione degli interventi istituzionali alla loro realizzazione concreta.

L’appello a una mobilitazione civica permanente

Altre sollecitazioni hanno riguardato la situazione dei «familiari» degli ammalati, che condividono ogni giorno questi problemi sulla loro pelle. È stata richiamata l’urgenza di prestare attenzione alle generazioni anziane e alle fragilità dell’invecchiamento demografico, nonché il valore della «compagnia» e delle relazioni umane intorno alla sofferenza.

I partecipanti si sono uniti ai relatori riconoscendo la necessità di una mobilitazione civica permanente e di una vigilanza capace di gesti efficaci e di denuncia (anche penale, se necessaria), oltre le possibili e auspicate svolte dopo il confronto in corso con il governo regionale, affinché tutta la città cresca in una solidarietà matura, oltre certe manifestazioni plateali del senso di «appartenenza».

Giorgio Bellieni