Dall’ormai lontano 2021, ogni anno, il 31 agosto, viene celebrata la giornata internazionale di sensibilizzazione sull’overdose (International Overdose Awareness Day – IOAD), una campagna per ricordare l’importanza della prevenzione, tutt’oggi drammaticamente attuale.

di Luciano Squillaci *

Nata in Australia come momento di commemorazione per le vittime, l’iniziativa si è ampliata diventando negli anni una campagna mondiale che coinvolge comunità, associazioni, familiari, operatori provenienti da ogni parte del mondo.

Il tema di quest’anno è “25 Years On. Still Needed” per rammentare come, a distanza di 25 anni dalla prima giornata, è ancora necessario richiamare l’attenzione sul tema delle overdose e soprattutto sugli strumenti che possono ridurre il rischio da uso di sostanze e salvare le vite.

Solo in Italia nel 2025 sono stati registrati 249 decessi per overdose, con un incremento del 7,8% rispetto l’anno precedente. E si tratta di un dato sottostimato, considerando che sono ancora moltissimi i casi di decesso che, per vari motivi, sfuggono ad un corretto inquadramento.

Di droga quindi si continua a morire, nonostante negli anni siano innegabili i passi avanti fatti dalla medicina e dagli stessi servizi. Farmaci come il naloxone, per le overdose da oppioidi, così come una seria attività di supporto sulla strada e nei luoghi di aggregazione, possono contribuire in modo decisivo, se non ad azzerare, a ridurre fortemente il rischio di overdose.

La cosiddetta “riduzione del danno” è ormai una prassi operativa fondata su evidenze scientifiche ed inserita, già dal 2017, all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del Ministero della Salute. Si tratta quindi di un vero e proprio diritto che necessita, ancora oggi, di una forte spinta propulsiva, liberata da pregiudizi culturali e moralistici, ma anche da eccessi opposti, tesi a garantire non il diritto alla cura (in questo caso configurato in termini di prevenzione salvavita), bensì una sorta di riconoscimento e tutela di un vero e proprio diritto all’uso di sostanze.

Un tema, quello della riduzione del danno, che ha scatenato negli anni roventi polemiche, diventando bandiera di campagne giocate su fronti contrapposti, tra proibizionisti ed anti-proibizionisti, campagne fortemente ideologizzate che, come sempre accade, si sono involute su sé stesse perdendo progressivamente di vista la persona ed i suoi reali bisogni.

Auspichiamo che la giornata di sensibilizzazione possa muovere le coscienze dei governi e degli operatori verso un approccio equilibrato, fondato su evidenze scientifiche, che conduca ad una prevenzione tesa ad accogliere tutti, nessuno escluso, senza pregiudizi e discriminazioni.

Ma che possa anche consentire un approccio relazionale con la persona, un’occasione per offrire, nella piena libertà, possibili opportunità di cura, in un’ottica di reale integrazione di servizi.

Una riduzione del danno, quindi, non fine a sé stessa, ma capace di prevenire il rischio di overdose, offrendo al contempo, per chi lo desidera, un orientamento competente verso i servizi di cura, proponendo opportunità di cambiamento e stili di vita alternativi all’uso di sostanze, rigettando la pericolosa logica della “normalizzazione” che ormai è fortemente presente, soprattutto nel nostro Paese.

Un’attenzione, quest’ultima, che riteniamo si debba avere soprattutto con i più giovani e con gli adolescenti, vittime inconsapevoli di una mercato delle droghe sempre più “smart” ed accattivante, con prodotti sintetici ad altissimo concentrato di principio attivo che rende queste sostanze estremamente dannose e potenzialmente letali anche al primo utilizzo.

* Presidente Federazione italiana comunità terapeutiche, ha scritto questo articolo in esclusiva per l’edizione locale Avvenire di Calabria