Nel 2025 Stellenbosch e Cambridge hanno istituito la cattedra Unesco a lei intitolata assieme a Gandhi e Luthuli: a 155 anni dalla nascita dell’educatrice marchigiana la sua visione torna necessaria soprattutto in un tempo di conflittualità esasperate
di Pino Putortì
Nel 2025 l’Università di Stellenbosch, in Sudafrica, e il St. Edmund’s College dell’Università di Cambridge hanno istituito congiuntamente la Cattedra UNESCO «Gandhi-Montessori-Luthuli» per l’Educazione alla Pace e alla Solidarietà Trasformativa, con Alain Tschudin, presidente dell’Association Montessori Internationale (AMI), come co-presidente. È un riconoscimento che arriva a pochi anni dal 150° anniversario della nascita di Maria Montessori, avvenuta a Chiaravalle il 31 agosto 1870, e che restituisce piena attualità al suo pensiero educativo, in un tempo segnato da conflitti, grandi movimenti migratori, nazionalismi e fondamentalismi.
La Cattedra celebra Maria Montessori accanto alle famiglie Kasturba e Mahatma Gandhi e Nokukhanya e Albert Luthuli, unite da legami di stima e amicizia duratura. Non è un accostamento casuale: Montessori fu tra le fondatrici dell’UNESCO stessa, e la missione della Cattedra, promuovere una cultura di pace attraverso l’istruzione, i diritti umani e la solidarietà trasformativa, riprende fedelmente la sua eredità.
Il legame con Gandhi risale al 28 ottobre 1931, quando i due si incontrarono al Montessori Training College di Londra, in occasione dell’inaugurazione del XVII corso internazionale Montessori. Gandhi le confidò di aver sentito parlare della sua opera fin dal 1915, arrivando in India, e descrisse la gioia di vedere «questi bambini guidati alla virtù del silenzio, in quale profumata pace essi rispondano alla lieve chiamata del maestro», raccontando come, seguendo quei movimenti ritmici, il pensiero gli corresse ai milioni di bambini dei villaggi poveri dell’India.
Aggiunse: «Ella ha giustamente detto che se vogliamo portare in terra una sostanziosa pace, dobbiamo cominciare dai bambini». Da quell’incontro, molto pregnante se letto alla luce del bisogno di pace di oggi, nacque un rapporto epistolare durato anni: entrambi candidati più volte al Nobel per la Pace, mai insigniti. La rivista Time scelse retrospettivamente Montessori come Donna dell’Anno per il 1931, un anno dopo aver dedicato la copertina a Gandhi come Uomo dell’Anno.
Per Maria Montessori la pace non è un’aspirazione astratta, ma un lavoro quotidiano che comincia dai bambini: «La pace è un lavoro da costruire ogni giorno, a partire dai bambini», scriveva in Educazione e pace, la cui prima edizione risale al 1949. Non basta predicare la non violenza: bisogna viverla nell’ambiente, nel linguaggio, nell’esempio, in ogni piccolo gesto quotidiano.
Due le strade complementari da lei indicate: lo sforzo immediato di risolvere senza violenza i conflitti, ed eludere così le guerre, e lo sforzo prolungato di costruire stabilmente la pace tra gli uomini. «Evitare i conflitti è compito della politica, costruire la pace è compito dell’educazione».
Alla base di questa visione c’è una convinzione maturata osservando bambini di razze, religioni e condizioni sociali diverse: «Per quanto riguarda il bambino, tutta l’umanità è uguale […] i bambini costruiscono la loro personalità prendendo dall’ambiente il linguaggio, le abitudini e le caratteristiche», scriveva in Come educare il potenziale umano.
E ancora, in Psicogrammatica: «Anziché cercare di eliminare le differenze tra gli uomini, ogni cura dovrebbe essere rivolta a coltivare ciò che vi è di comune tra loro; la mia lunga esperienza sui bambini di razze diverse, di religioni differenti, di diversi strati sociali, mi ha convinto che il bambino obbedisce nel suo sviluppo a leggi naturali di crescita uguali per tutti». Uguaglianza nella natura umana e diversità che nascono dai contesti sociali: sono le due categorie su cui, per Montessori, si costruisce una pace duratura.
Mentre in Italia il metodo resta pressoché dimenticato, all’estero continua a crescere senza sosta: si stimano circa 65.000 scuole certificate in 145 paesi, presenti e in forte espansione in tutti i continenti, dall’Asia all’Africa, dalle Americhe, con oltre 4.500 istituti negli Stati Uniti, fino all’Australia e alla Nuova Zelanda, dove si contano circa 30.000 bambini iscritti.
Tra i suoi frutti, secondo l’ultimo report annuale dell’AMI, figurano imprenditori di successo, premi Nobel, mentori della Silicon Valley, figure di spicco della cultura, fino a presidenti e regnanti.
Resta una domanda aperta, che l’istituzione della nuova Cattedra rilancia con forza: se costruire la pace è compito dell’educazione, quanto ancora dovrà attendere il risveglio della politica?

