Non ho commesso un tradimento, l’ho subito. Così Giannetta racconta la rottura con Forza Italia: candidatura mai arrivata, addio al partito di Antonio Tajani e approdo in Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci. Alle suppletive per la Camera nel collegio uninominale di Reggio Calabria, in programma il 27 e 28 settembre, Giannetta si presenta ora da avversario dei suoi ex compagni di partito.

Lei parla di un tradimento subito, non commesso, ma i fatti raccontano una candidatura non ottenuta. Cosa è cambiato nel merito con Forza Italia, al punto da escludere ogni ritorno anche a urne chiuse?

Esattamente. La mia storia con Forza Italia è definitivamente conclusa e, qualunque sia il responso elettorale, non tornerò indietro. Non rinnego vent’anni di militanza, né un giorno della mia storia personale e politica. Ma non può più essere la mia casa un luogo nel quale le decisioni vengono accentrate senza riconoscere e rispettare merito, consenso e rappresentanza, utilizzandoli quando servono e poi marginalizzandoli. E non si tratta della candidatura. Se fosse stato soltanto questo, sarebbe stato più semplice restare, fare il capogruppo in Regione e aspettare la prossima occasione.

La ragione è molto più profonda: si è superato il limite. Ma quello è il passato. Futuro Nazionale è la piattaforma politica nella quale voglio costruire una fase nuova, partendo dai territori.

Lei indica la natalità come priorità, in linea con Vannacci. Ma il collegio che si candida a rappresentare è già tra i più colpiti dallo spopolamento demografico. Qual è la misura concreta, spendibile in questa legislatura, che porterebbe in Parlamento?

Ritengo utile introdurre progressivamente un quoziente familiare nell’Irpef: il fisco deve considerare non soltanto quanto guadagna una famiglia, ma quante persone devono vivere con quel reddito. Se due nuclei hanno lo stesso reddito, ma uno non ha figli e l’altro ne ha tre, non possono essere considerati fiscalmente nella stessa condizione. Il beneficio deve crescere con il numero dei figli e aiutare soprattutto i redditi bassi e il ceto medio, prevedendo un tetto per i redditi più elevati.

In Calabria, nei territori che perdono popolazione, la fiscalità familiare potrebbe essere rafforzata con più agevolazioni per le coppie con figli. Perché la natalità non riguarda soltanto quanti bambini nascono, ma quanti giovani restano. Se non tratteniamo una generazione di venticinque, trenta e trentacinquenni, avremo meno famiglie, meno lavoratori, meno imprese e meno futuro.

Sulla proposta di Vannacci di un’aliquota unica per le piccole e medie imprese: su quali soglie di fatturato si applicherebbe, con quale copertura di bilancio? Può essere un volano per l’imprenditorialità calabrese?

Per le piccole imprese serve un sistema fiscale molto più semplice, stabile e prevedibile, con un’aliquota forfettaria. Soglie, aliquota definitiva e coperture dovranno essere definite attraverso una proposta tecnica e una relazione finanziaria seria. Un piccolo imprenditore deve sapere quanto paga e poter programmare investimenti e assunzioni senza trovarsi ogni anno davanti a regole diverse.

In Calabria questo varrebbe ancora di più: l’economia vive di piccole imprese, professionisti, artigiani, commercio, turismo e attività familiari. Il problema non è solo quanto si paga di tasse, ma quanto costa un sistema fiscale e burocratico complicato. Per questo l’aliquota unica deve essere parte di una riforma più ampia, con meno adempimenti, certezza delle regole e incentivi per chi investe e crea occupazione stabile nel Mezzogiorno.

I dati Istat certificano che la provincia di Reggio perde giovani laureati a un ritmo tra i peggiori d’Italia. Cosa proporrebbe da Roma che non sia già stato tentato, senza successo, dalla Calabria?

Occorre un piano nazionale specifico per il Sud che renda più conveniente lavorare in Calabria e dia ai giovani una ragione in più per scegliere il proprio territorio. Penso a un regime fiscale fortemente agevolato per i giovani qualificati che scelgono di lavorare nelle aree a maggiore spopolamento, accompagnato dalla decontribuzione per le imprese che li assumono stabilmente.

Se un ragazzo laureato torna a Reggio, apre uno studio, entra in un’impresa o avvia un’attività innovativa, lo Stato dovrebbe accompagnare quella scelta per alcuni anni. Una sorta di “Zes” con una fiscalità di rientro che incentivi il capitale umano e premi le imprese che investono, assumono giovani qualificati e creano valore sul territorio.

C’è poi la grande questione sanità: dove opererebbe in continuità con quanto fatto dal governatore Occhiuto? Quanto in discontinuità?

In continuità, la realizzazione dei tre nuovi ospedali: un investimento strategico che ho sempre sostenuto e che deve andare avanti senza rallentamenti. Servono strutture moderne, sicure ed efficienti per rafforzare l’offerta sanitaria calabrese e ridurre la mobilità passiva.

In discontinuità, invece, la riorganizzazione della medicina territoriale, che richiede una visione del servizio sanitario nazionale più moderna, qualificata e ramificata, con una rete di medici territoriali meno burocratizzata e più rispondente ai bisogni reali dei pazienti.

Federico Minniti