Si vota il 27 e 28 settembre per le elezioni suppletive della Camera dei deputati nel collegio uninominale 05 di Reggio Calabria, chiamato a riassegnare il seggio lasciato vacante da Francesco Cannizzaro dopo la sua elezione a sindaco della città. Quattro i candidati ufficiali in corsa: Fabio Roscioli per il centrodestra, Antonio Francesco Benedetto, detto Frank Benedetto, per il centrosinistra, Domenico Giannetta per Futuro Nazionale e Francesco Toscano per Democrazia Sovrana Popolare.
La redazione ha contattato tutti e quattro i candidati per garantire pari spazio e pari condizioni di confronto nel percorso di avvicinamento al voto di fine settembre. Pubblichiamo oggi l’intervista a Frank Benedetto, medico, manager della sanità, già consigliere comunale e capogruppo del Partito democratico a Reggio Calabria, sostenuto da undici forze politiche che vanno dal Pd al Movimento 5 Stelle, da Avs a Italia Viva fino a +Europa.
Quali esperienze, da medico e manager della sanità, da consigliere comunale e capogruppo Pd, porta con sé in questa candidatura e come pensa possano tradursi nel lavoro parlamentare?
Le due esperienze hanno un denominatore comune: il servizio al prossimo e alla comunità. Da medico e da manager della sanità ho imparato che dietro ogni scelta ci sono persone, bisogni e diritti ai quali bisogna dare risposte concrete. L’esperienza politica e istituzionale mi ha insegnato, invece, quanto sia importante trasformare quei bisogni in decisioni. Oggi metto insieme queste competenze con l’obiettivo di rappresentare un territorio che conosco bene, ascoltandone le comunità e portandone con forza le istanze in Parlamento.
La sua candidatura arriva dopo settimane di tensioni nel Pd reggino e le riserve espresse anche da Giuseppe Falcomatà. In caso di vittoria, pensa di poter contribuire a ricompattare il partito e superare queste divisioni?
Non considero la mia candidatura una questione interna al Pd e non penso che questa campagna elettorale debba servire a regolare equilibri di partito. Ci possono essere state sensibilità differenti come è normale che sia in una grande comunità politica. Oggi, però, abbiamo davanti una responsabilità più grande: parlare ai cittadini. La mia candidatura nasce da una convergenza ampia e intendo lavorare per unire, non per dividere. Una mia eventuale vittoria sarebbe di certo la vittoria di tutta la coalizione e soprattutto di un territorio che avrà scelto di farsi rappresentare.
A sostenerla ci sono undici forze politiche, dal Pd al Movimento 5 Stelle, da Avs a Italia Viva fino a +Europa. È un’alleanza costruita per l’emergenza delle suppletive o può diventare un laboratorio politico anche in vista delle prossime sfide regionali e nazionali?
Undici forze politiche che scelgono di stare insieme rappresentano già un fatto politico importante. Non dobbiamo limitarci a sommare sigle: dobbiamo costruire una proposta comune partendo dai problemi reali. Credo che Reggio possa essere un laboratorio positivo per il centrosinistra e per il campo progressista, anche in prospettiva regionale e nazionale. Questa esperienza funzionerà se sapremo dimostrare che le differenze possono convivere dentro un progetto credibile, fondato su lavoro, sanità pubblica, diritti, sviluppo e attenzione alle fasce più fragili.
Se eletto, quali saranno le priorità che intende portare in Parlamento per Reggio Calabria e la sua provincia, considerando anche il poco tempo che resta alla fine della legislatura?
Il diritto alla salute sarà certamente una delle mie priorità. Conosco dall’interno le difficoltà del sistema e so quanto pesino sui cittadini le liste d’attesa, la carenza di personale e una medicina territoriale ancora insufficiente. Ma sanità significa anche contrastare lo spopolamento: nessuno resta in un territorio nel quale vengono meno i servizi essenziali.
In questo senso sono parimenti fondamentali infrastrutture e collegamenti, lavoro e opportunità per i giovani. Reggio e la sua provincia devono uscire da una condizione di marginalità e utilizzare pienamente la loro posizione nel Mediterraneo come occasione di sviluppo.
Non parlo di grandi programmi ma di cose concrete. Sulla sanità intendo chiedere conto con gli atti ispettivi di ciò che non funziona, verificare a che punto sono davvero le opere già finanziate e sollecitare i provvedimenti fermi nei ministeri. E porto una proposta mia: un tavolo permanente su sanità e collegamenti con ministeri, Regione, Città metropolitana e sindaci, con verifiche a scadenze fisse e un rendiconto pubblico. Il problema, qui, non è solo ottenere risorse: è controllare che diventino davvero servizi concreti per i cittadini.
Le elezioni suppletive tradizionalmente registrano un’affluenza molto bassa. Quale messaggio vuole rivolgere agli elettori per convincerli che vale la pena andare a votare il 27 e 28 settembre?
Proprio perché si tratta di elezioni suppletive, ogni voto pesa ancora di più. Il 27 e 28 settembre si decide quale voce questo territorio vuole mandare in Parlamento e in che modo far rappresentare i propri interessi. La sfida è questa, non certo quella di regolare rapporti di forza tra i partiti come fanno altrove.
Io chiedo ai cittadini di partecipare e di scegliere competenze e idee. Una partecipazione forte può dare maggiore forza alle nostre richieste e dimostrare che questo territorio vuole essere protagonista delle scelte che riguardano il proprio futuro e non periferia dell’impero che deve subire le scelte fatte altrove.
di Federico Minniti

